martedì 24 novembre 2009

cerimonioso saluto di un viaggiatore

A Milano, a Dublino

a Dehradhun, a Santiago

a New York, Barcellona e sul monte Pollino

i neonati piangono allo stesso modo

e squarciano il torpore delle gemme

manifestando il sole del mattino

il loro urlo uguale

la querelante voce di ogni altro male

 

ma

riunito appena nel coacervo

dell’alito linguistico

di consigli, nenie e antiche profezie

ecco che assumerà una impronta

a cui assoggetterà un nome

e imparerà il menadito di una storia

 

e in un baleno

risbatterà ai quattro angoli del mondo

New York, Santiago

Dehradhun, Dublino

e, in ultimo,

a un certo punto,

con buona pace di tanta poesia

finalmente, anche Milano

 

Ed io - che a Livorno ci sono stato,

oltre a conoscere un po’ di stazioni -

me ne sono accorto stamane

facendo colazione:

prima per celia,

poi perché il dolore è eterno:

e tra le voci ogni carta scambia…

 

 

 

 

 

@Gabriele Via 

lunedì 23 novembre 2009

Bastano veramente poche righe

Bastano veramente poche righe

di circostanze imbastite alla meglio

ma meglio ancora se l’abbozzo è crudo

e ci penserà l’architetto del cuore

 

E come un giardino apparirà

e saremo pronti a far la prova

appena così convinti dal simile

la scarpetta di cristallo è per noi

 

Cara Fenice ancora è per pochi

allo stato delle cose rinascere

i più sgretolano nell’esistere

confidando all’incirca in un Dio non visto

 

ché non basta una vita al vero

per ogni palpito ne fosse valsa

la pena così concreto il dolore

e così inesperti a fare uso del cuore

 

Ed io che ho il solo dono di vederci

e dove più lontana si inarca

la dolce melodia carnosa della viola

fabbrico la metrica degli stupori

 

e un giorno da questo trampolino

qualcuno: un amante o un solitario

si accorgerà con tremendo stupore

che anche questo ha un senso

 

che nascere dunque ha un destino

se lo credi disegnato nella luce

e per una tale libertà vale

il cammino che tutto porta e brucia

 


@Gabriele Via  


venerdì 20 novembre 2009

MI AIUTA UN CANE

Scrivo poesie, perciò non so mai nulla.


Mi aiuta un cane che a memoria

conosce Omero.

 

E a memoria un giorno io vorrei

che venissi da me a perdere un po’

di quel tempo noto se cercherò di

mostrarti il mio rovo che ha sapore

pur senza avere un solo scopo.

 

Tutto il mio giardino è di questa fatta

e prima credevo che un altro mondo

vi fosse, veramente (spaesato altrove

immaginato dallo stupore dei bimbi)

 

col suo faceto corpo di romanzo

di avventura un po’ vigoroso

di severo sergente un po’ luminoso

di quell’azzurro fiore…

 

Né capivo la curiosa trasferta

di quanti da quel loco il dì di festa

accorrevano a lodare soltanto

non cogliendo un solo fiore

non cercando un frutto di addentare

come se dovessimo la vita

più che a Dio all’istituto dei musei…

 

Poi, mi resi conto: in un baleno

e lo volle certo solo Dio,

ché non avevo fatto un cammino,

pregato demoni o bevuto un veleno.

Mi si rivelò micidiale, ultimo, il vero.

 

Oltre questo giardino non c’è niente

e la poesia che in tutto ho coltivato

sola nutre quella ripida fine

che attraversando gli occhi e il cuore

tutte le cose fanno

senz’altro progetto che andarsene

dileguare, inconsapevoli, sparire…

 

Io sono nell’eterno da un pezzo:

da bambino Dio mi scelse poeta.

 

 

 

 

 

©Gabriele Via