venerdì 9 luglio 2010
lunedì 21 giugno 2010
siccome amore è amore
siccome amore è amore
a nulla rimane nulla
e il segreto del grano
più non dorme nella culla
io so di cos'è fatto amore
forma che respira
sulla cicatrice del tuo nome
e nel respiro smarrisce
ricorda e si ritrova
quella meraviglia prima
dal fiatar suo sempre rinnovata
nella giostra delle stagioni
che il mio pudore di poche lettere
subito imprigiona all'astrolabio dei dolori
e per la giostra delle stagioni io
so e dico in tanto decreto di legno
perché col corpo mio d'estasi naturale
tutto di carne spiritata
nel nome di un giorno che nome ha
quest'ora rivelata
nel sole ho conosciuta
nei sistemi temporali della notte
coi soli piedi nudi l'ho proceduta
e più fino alle livide albe del giglio
navigante dal solo fiato del nome
sospinto oltre ogni portanza
re mi son fatto viandante
eroe son caduto malato
ricco divenni indigente
amato da tutti vagai solo nei deserti
e senza più alcuna importanza
divenni l'indiventato che sempre fui
per cui la voce mia adesso
è divenuta intrinseca al messaggio
che ho smarrito essendo
ogni singola parola da che sono
mi risulta insieme stretta e infinita
e nessuna comprensione consola
quest'ansia cosmica d'amore
di cui una lacrima è galassia
e per cui la stessa vita si è partita
vela che vola e si rivela
al capriccio d'ordine e disordine
nel caotico avvenire
delle più dense fabbricazioni
qui esattamente qui
tu sei come altrove
e il verbo divino
e il suo scatenato incarnare
dell'eterno concetto
qual più chiaro segno
d'ogni altro mistero
fino ad ora tramandato
è questo sostanziare di ogni dire
che ricapitola esalta loda
ed enumera nel nulla
così per ogni primavera d'erbe
e nelle piogge estive
se ne va improvviso adagio
col passo di sempre
chi lo incontrerà
perché questo è il regno
se lo conosci sapendo
che la tua anima galleggerà
amore tutto tiene
amore tutto porta
amore tutto vede
amore tutto da
siccome amore è amore
perché nulla rimane nulla
questa sola canzone
tutto il mondo imparerà
©Gabriele Via
dove il mistero rimane e scompare
A me pareva grande
il letto di mamma e papà
poi mi sono accorto e di questo corpo
in queste sole parole
la maggior parte delle storie è finta
solo alcune sono vere
e sono eterne
ma casa è lo spazio in cui si fa d'eco
il tuo pianto
o dove le risa sboccano
al collasso della gioia muta
e il corpo ancora conosce
la sua alba liquida
e non c'è altro spazio per la vita
che la sola poesia
finalmente arrivano le domande
portate di presso al vero cuore
e allora tu nascesti
giovane poeta delle molte fedi
perché il pane
prima di ogni scuola
schiudesse al suo profumo
i più alti insegnamenti
di terra madre terra
a te solo figlio arrotondato
del mio cielo complesso
cellula dimenticata
e il patto: attore personaggio
cui tu partecipi con emozione
in questa ruota sempre in rodaggio
e di questo sai quel che sai
ed io che scrivo
queste sole parole
ora o prima o chissà quando
perché allora
mi chiedi tu quel che mi chiedi?
io scrivo queste sole parole
ma tu a cosa credi
e a cos'hai creduto
per tutto questo tempo?
il viaggio più lungo
quello breve da cui tornerai
e pure cade tra i fiori
il più semplice sconquasso
di un nuovo arrivo
che ogni altro amore si ripromette
tra il desiderio e il nulla
ci sappiamo sorprendere
con io di franchezza
bagnati dalla pioggia
da dove giunta
e un lavoro particolare sempre
ci intrattiene lento,
sapiente, intimo, necessario
e libero al tempo, semplice,
salutare, apparentemente
ininfluente
eppure così determinante
ora che sai che scrivere poesia
tra il desiderio e il nulla
non è dissimile dal tagliarsi le unghie
comprendi l'importanza profetica
di ogni cosa ancora appresa
per giunta le metafore
l’annodare e il profilo delle aiuole
dove il mistero rimane, scompare
si ricompone
©Gabriele Via
venerdì 18 giugno 2010
Che mi rapisse l'erba
Che mi rapisse l'erba dopo la pioggia
e il suo abbraccio ricco
di dimenticare l'arida vena del mondo.
Accanto al mio risveglio però s'erge
il letto del fiume delle cose
e mi offre al primo cieco gesto
gli occhiali di tutta questa meraviglia.
E se anche all'amaro calice
mi prepararono gli anni a dir di sì
come faccio a rifiutare ogni giorno
questo risorgere nucleare e cosmico
arricchito di nuovo sole
e del tuo sorriso che io distinguo
e il cieco scodinzolare del cane?
Non si rapisce due volte un'anima
©Gabriele Via
giovedì 10 giugno 2010
Trilogia di giugno
1
ci sarà un giorno
in cui i notiziari
non hanno nuove
il cielo appare a volte
senza una nuvola
così il mio cane si sdraia
neanche più scodinzola
un giorno
che possa sbucare
dal culo della notte
per andare in pieno sole
fino a sparire
nello scivoloso orizzonte
del domani
senza un clamore
un promemoria dettato
una rata da pagare
un improvviso alzar di naso
per l'aria cercando
quello sarebbe il mio giorno
e mi piacerebbe un giorno
sentire il cane che mi dice
mi sono rotto i maroni
ma ti basta uscire per la strada
e fare quattro passi
ché subito ti assale
quel cieco collettivo sentore
di qualcosa che potrebbe accadere
ancora o è già successo o non più
ma già ti ha lasciato la sua impronta
come l'unghia nascosta che assaggia
la frutta o meno da comperare
e quel segno ora ostinato il turista
con la sua camera fotografica
vorrebbe in giro catturare
strapparti dal volto
col suo sorriso fradicio
vuoto
e tu sei lì prigioniero
sapiente
di un giorno
normale
che fruga nei grovigli delle tasche
le chiavi di casa
2
le chiavi di casa
addormentarsi
ancora molte volte
accanto ad un sorriso
il tuo
questo è desiderare vivere
ma non è più vivere
il soprassalto che viene
informando della parola morte
notizia senza fatto
che non aggiunge e non toglie
solo sciupa il tempo per capire
che è solo tempo sciupato
e se torni ancora un giorno a
potere addormentarti
anche una sola volta
con l'antica serenità che avevi
chiamerai grazia questo stato
benedetto e libero
che sa dal tempo di ogni eternità
di non avere avuto mai
le chiavi di casa
e di non dover mai
fingere divinità
la miglior cosa
quando potresti star male
è star bene
3
spesso neppure le vedi le parole
le mani non conoscono le dita
eppure da quel che tocchi
dalla luce toccato
inizi a diramare i nomi del mondo
per entro cui la spezia del tuo cuore
ha già fornicato il suo proprio gusto
proclamato l’esclusivo amore
che distingue esamina e giudica
e crederai di conoscere così
addirittura il mondo
tu, incerta misura
per un morso di una mela
da altri ricevuta
dalla pubblicità
le parole spesso neppure le vedi
figurarsi
©Gabriele Via
mercoledì 9 giugno 2010
dove trema il tuo nome
come ombre ferite dal sole
il paesaggio delle rabbie cadute
accolgo prima che la cenere
fughi nel vento i dissapori
e ricomincio a nascere come sa
la più semplice scrittura degli occhi
ti aspetto ritornare
l'esilio guarire
sotto le parole gli occhi chiamano
la vita ed io che ho strappato
l'adultità al fango delle cose
ma i frutti cadono
più precisamente
per bastare a crescere
dove trema il tuo nome
©Gabriele Via